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La foto del piccolo Aylan, cadavere sul bagnasciuga turco dopo aver tentato di raggiungere l’Europa, è “terribile”, segna un momento di “risveglio collettivo” rispetto alle atrocità della guerra civile siriana.
17 AGO 20

La foto del piccolo Aylan, cadavere sul bagnasciuga turco dopo aver tentato di raggiungere l’Europa, è “terribile”, segna un momento di “risveglio collettivo” rispetto alle atrocità della guerra civile siriana. Dopodiché i silenzi e la commozione fini a se stessi, ostentati da larga parte dell’establishment intellettuale e politico europeo, dicono molto di noi occidentali, ha detto al Figaro ieri il filosofo francese Pascal Bruckner. “Al di là dello choc, la domanda che si pone è la seguente: in che senso siamo responsabili della morte di questo bambino? L’emozione, a questo punto, lascia il posto alla ragione”. O almeno dovrebbe, visto che finora anche le reazioni dei leader politici – tra la convocazione di un vertice straordinario o un piccolo aumento della quota di rifugiati da accogliere – sono rimaste confinate “nel pieno della politica compassionevole”.
Per Bruckner, “i responsabili immediati (della morte di Aylan, ndr) sono quelli che lo hanno costretto a rischiare nella traversata in mare, in piena notte. Questi rifugiati arrivano da Kobane, una città curda alla frontiera tra Siria e Turchia. E qui ci sono le responsabilità più profonde. Questa città è stata occupata per mesi dallo Stato islamico, prima di essere liberata dai curdi, ed è ancora minacciata dall’Isis. Quando il presidente turco Erdogan accusa l’Europa di aver trasformato il Mediterraneo in un cimitero, gli dovremmo rispondere di iniziare lui a spazzare davanti alla sua porta. E’ uno dei padrini ufficiali dell’Isis. Lui e il suo esercito hanno assistito passivamente al martirio di Kobane”. Sono esattamente le stesse parole utilizzate dai parenti di Aylan. Politici e intellò europei invece sembrano più impegnati a dire “ho un cuore anche io, un cuore grande”. Il che “maschera l’assenza di una visione politica chiara sulla situazione di Siria e Iraq”. Col paradosso che l’Europa “infermiera” si “autoflagella”, secondo Bruckner, rifiutandosi però di intervenire direttamente contro l’Isis e gettando così i semi di nuove tragedie. Di cui poi sentirsi colpevole.